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  • Writer's pictureJaque Vuelma

[ITA] Museo Salvatore Ferragamo: quando la moda incontra la sostenibilità


Domenica mattina ed una bella e incessante giornata di pioggia a Firenze. Nonostante il tempo, mi dirigo con difficoltà, verso uno dei posti che mi piace di più di questa città, via Tornabuoni. Il Museo Salvatore Ferragamo si trova dal 1995 insieme al negozio del brand, edificio nato nel 1938 in un angolo di Piazza Santa Trinita, vicino all’Arno. Ogni anno il museo espone un tema diverso, quello scelto per  quest’anno è dedicato al premio che Ferragamo ha vinto nel campo della sostenibilità ed è intitolato “Susteinable Thinking”. La proposta è di offrire un momento di riflessione e aiutare l’ambiente trasformandolo in qualcosa di più sostenibile, pensando alle generazioni future.


Proprio all’ingresso troviamo l’installazione “Invasion” di Pascale Marthine Tayou, che si riferisce al tema della plastica. Sono state usate 80 mila cannucce colorate, formando nuvole che invadono lo spazio creando un paesaggio contaminato. I colori sono stati scelti come forma di speranza, perché lo stesso uomo che sta distruggendo è colui capace di fare qualcosa per cambiare la situazione attuale. Nei tronchi di legno sono scritte le coordinate dei luoghi più inquinati del mondo. Sono presenti anche statue curiose, che ricordano una popolazione multietnica, proprio come la società in cui viviamo oggi. Una bella opera d’arte ricca di significato!



Nella sala successiva sono esposte alcune calzature iconiche realizzate da Ferragamo, soprattutto negli anni ’30 e ’40. Queste possono essere considerate sostenibili grazie alle fibre intrecciate utilizzate, che, a causa delle sanzioni economiche imposte durante la guerra, erano limitate. Al centro, in evidenza, la creazione “Rainbow Future”, un sandalo reinterpretato e realizzato al 100% con materiali sostenibili e simbolo del nuovo viaggio del brand. Un’altra scarpa interessante è quella realizzata con la carta dei cioccolatini.



Proseguendo il percorso troviamo altre sale che espongono varie creazioni e innovazioni nel campo della moda sostenibile. È una esperienza molto interessante, perché oltre a scoprire varie fibre innovative e tessuti composti dai materiali più diversi, possiamo toccare percependo la sua qualità. Troviamo tessuti riciclati grazie alla trasformazione di scarti industriali, vello di cotone con una produzione che fa risparmiare quasi l’80% di acqua, cactus indurito, lana biologica, materiale biodegradabile, tessuti creati da punterie di bottiglia, filetti di alluminio e filetti di ramiè. Una curiosità è che i manichini utilizzati sono biodegradabili e non di plastica.



Quasi alla fine della mostra troviamo una sala molto illuminata dove sono esposti molti ritratti di persone, selezionati in base al codice di abbigliamento e collocati nella stessa cornice, con pose simili. Questa installazione apre la mente, e ci fa realizzare la diversità e allo stesso tempo la ricerca dell’identità di gruppo.



Mi è piaciuto molto visitare il Museo Ferragamo e ho trovato l’esposizione molto interessante perché mi ha fatto riflettere su molti aspetti della moda e su come la produzione di massa e sfrenata delle cose possa influenzare il nostro ambiente. Sono uscita fiduciosa che la creatività possa in qualche modo cambiare e salvare il nostro pianeta. Questo dovrebbe essere un dovere di tutti.

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